Punto-Gi

GIOVANI, GUIDONIA e...
idee, progetti, riflessioni su un territorio e non solo.



03/07/08

Libera!


Figlia dell’ex ministro e diplomatico, Gabriel Betancourt, e della senatrice Yolanda Pulecio, viene eletta nella Camera dei Rappresentanti nel 1994 e lancia un proprio partito politico, il Partido Verde Oxígeno. Da subito impegnata contro il narcotraffico e la corruzione che dilaga a tutti i livelli dell’amministrazione politica colombiana. Si candida senatrice alle elezioni del 1998 e in quella tornata elettorale raccoglie un numero di voti di preferenza superiore ad ogni altro candidato. Riceve minacce di morte, che la spingono, attraverso l’aiuto dell’ex marito, a mandare i figli a vivere in Nuova Zelanda.
Durante la campagna elettorale per le presidenziali del 2002, Ingrid decide di andare nella zona smilitarizzata di San Vicente del Caguán per incontrarsi con le Farc. Una “no man’s land” creata dal governo sotto richiesta delle Farc come punto di partenza per i negoziati tra guerriglieri e amministrazione. Nonostante il parere negativo del Governo e del presidente, Ingrid decide di recarsi nella zona smilitarizzata via terra, insieme alla sua candidata vicepresidente Clara Rojas e ad un gruppo di persone del suo staff. Il 23 febbraio 2002, Betancourt viene presa in ostaggio dai guerriglieri delle Farc.

01/07/08

L'Unità: Nobel per la pace a Ingrid Betancourt



Da sei anni e chissà quanti giorni alle 5 di ogni mattina la madre di Ingrid Betancourt parla per mezz’ora alla figlia attraverso una radio diversa da ogni altra: accoglie le voci di padri, mogli e dei prigionieri delle Farc. Raccontano piccole cose della vita normale. Gli amici che salutano. Come va la scuola. Notizie tristi quando non è possibile tacere, ma Ingrid non ha saputo dalla madre che il padre era morto poco dopo il sequestro. Yolanda Pulecio de Betancourt aveva supplicato le Farc di liberarla per il funerale. Silenzio. Qualche capo Farc deve averla informata chissà come, chissà quando.

Sono quattro giorni che Yolanda Pulecio de Betancourt racconta alla figlia la novità. «Un giornale italiano ti ha proposto per il Nobel. All’appello dell’Unità, giornale fondato da Antonio Gramsci, rispondono migliaia di persone. Non solo dall’Italia: Spagna, Europa perfino dall’Amazzonia. Forse la tua vita sta cambiando… ».

Per aderire all’appello: nobelperingrid@unita.it

11/06/08

In ricordo di Enrico Berlinguer



“Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita”. (11 giugno 1984)

05/06/08

Salvador Allende. 1908-2008


La mattina dell’11 settembre scattò l’operazione militare.

Il Presidente Allende non volle lasciare il palazzo presidenziale de La Moneda che veniva pesantemente bombardato dall’aviazione, e attraverso le frequenze di Radio Magallanes diresse alcuni discorsi ai suoi cittadini, nell’ultimo dei quali li esortava a «non farsi massacrare». Prima di togliersi la vita concluse: «Però [il popolo] deve anche difendere le sue conquiste. Deve difendere il diritto a costruire, con il suo sforzo, una vita degna e migliore. […] Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole ed io ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano, io ho la certezza che sarà almeno una lezione morale che condannerà la fellonia, la viltà, il tradimento.”

I golpisti gli offrirono, mentendo, un aereo per lasciare il Paese, ma in realtà - come è emerso dalle intercettazioni telefoniche – lo avrebbero abbattuto.

http://www.fundacionsalvadorallende.cl/

22/01/08

Addio "Comandante Bulow". È morto Arrigo Boldrini, storico comandante partigiano e presidente onorario dell'Anpi

Aveva 92 anni e dall'8 gennaio era ricoverato in gravi condizioni all'ospedale di Ravenna. I medici avevano definito «critico» il suo quadro clinico. Membro dell'Assemblea Costituente e importante esponente del Pci del dopoguerra, Boldrini viveva da alcuni anni nella «Casa della Fraternita» a Marina Romea, località del litorale ravennate.

La motivazione con cui nel 1945 a Ravenna appena liberata, gli consegnarono la Medaglia d’Oro al valor militare recita così:
«Ufficiale animato da altissimo entusiasmo e dotato di eccezionale capacità organizzativa, costituiva in territorio italiano occupato dai tedeschi due brigate di patrioti che guidava per più mesi in rischiose e sanguinose azioni di guerriglia. Nell'imminenza dell’offensiva alleata nella zona – proseguiva – sosteneva alla testa del propri uomini e per più giorni consecutivi, duri combattimenti contro forti presidi tedeschi, agevolando così il compito delle armate alleate. Successivamente, con arditissima azione, costringeva il nemico ad abbandonare un'importante località portuale adriatica che occupava per primo. Benché violentemente contrattaccato da forze corazzate tedesche e ferito, manteneva le posizioni conquistate, contrastando con inesauribile tenacia la pressione avversaria. Si univa quindi con i propri uomini alle armate anglo-americane, con le quali continuava la lotta per la liberazione della Patria».

21/01/08

Legge 194. Libertà di scelta


Prima che la legge 194/78 venisse approvata dal parlamento italiano gli aborti clandestini venivano stimati in oltre 250.000 all'anno.
Bisogna ricordare che le leggi in vigore precedentemente a quell'anno erano quelle del famigerato codice Rocco, dell'epoca fascista, che vietavano sia l'aborto che la contraccezione come delitti contro la stirpe, tanto che la pillola veniva presentata come regolatore del ciclo mestruale e non come contraccettivo.
Il dato più importante però era che anche la donna poteva essere imputata del reato di aborto e quindi molte donne che effettuavano l'aborto clandestino non si presentavano in ospedale quando andavano incontro alle complicanze di interventi il più delle volte eseguiti, soprattutto per le donne povere in assenza delle necessarie precauzioni di sterilità.
Quindi quando avevano la febbre si limitavano a starsene a casa sperando che gli passasse, ma questo faceva sì che l'infezione post-operatoria degenerasse in setticemia, e quindi quando arrivavano in ospedale non restava che ricoverarle in rianimazione dove morivano dopo qualche giorno.
Diverso ovviamente era il discorso per le donne che potevano pagarsi le esorbitanti parcelle delle cliniche private dove i famosi "cucchiai d'oro", così si definivano allora i medici che praticavano l'aborto clandestino a caro prezzo, dal cucchiaino metallico con cui si effettua la pulizia dell'utero, si arricchivano.
Nel 1978 viene approvata la legge che istituisce l'aborto legale, su richiesta della donna entro i 90 giorni dall'ultima mestruazione, e anche dopo in caso di pericolo per la salute psicofisica della donna. (www.vitadidonna.it)

Costituzione italiana. La nostra bussola civile


Sessanta anni. Sulla carta e nella vita del Paese. Sessanta anni di storia repubblicana, civile e politica le cui fila sono legate ai principi e alle disposizioni di quei 139 articoli di legge entrati in vigore il primo gennaio del ‘48, dopo una lunga e intensa gestazione. Ecco la Costituzione italiana: un patrimonio di valori faticosamente costruito e condiviso, un bagaglio di ideali e obiettivi che continua a mostrarsi ricco e fruttuoso e che, seppure segnato da debolezze e inevitabili anacronismi, non perde smalto e vigore nella attualità politica. Anzi, conosce nuovi slanci e ottiene altre conferme, anche a livello internazionale.
Il ripudio della guerra (art. 11), la tutela dei diritti umani, e l'abolizione assoluta della pena di morte (art.27, modificato recentemente) restano capisaldi della carta costituzionale e modelli di riferimento per altri paesi: lo ha dimostrato il successo italiano all'Onu, a proposito della moratoria sulla pena di morte. Ma lo dimostrano in genere tanti passaggi storici di questo arco temporale, durante il quale non sono mancate crisi istituzionali, progetti di revisione, e rischi per la democrazia, eppure il profilo costituzionale ha tenuto. Ha tenuto quel sistema complesso e delicato di valori su cui ha lavorato aspramente l'Assemblea costituente, e ha retto alle sferzate del tempo l'immagine di una legge fondamentale e fondativa dello Stato italiano, che come dichiarò Umberto Terracini, presidente dell'Assemblea ed esponente del Pci, è stata pensata e redatta "come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore". (Tullia Fabiani, www.unita.it)

18/12/07

Pena di morte, l'Onu dice sì alla moratoria


L'assemblea generale dell'Onu ha votato, oggi, a favore della moratoria contro la pena di morte nel mondo. I voti a favore sono stati 104, quelli contrari 54, le astensioni 29. L'iniziativa è stata fortemente sostenuta dall'Italia, che da almeno 13 anni è in prima fila nella battaglia per la cancellazione delle sentenze capitali.
La moratoria è stata approvata alle 11,45 ora di New York, le 17,45 in Italia, dopo le dichiarazioni di voto contrarie di Antigua e Barbuda, Barbados, Singapore e Nigeria e quella favorevole del rappresentante del Messico.

Lavorare per vivere, non per morire. Morti sul lavoro.

«Questo è un dramma di tutti. Non ci sono aggettivi adeguati per commentare questo modo atroce di morire. È accaduto ciò che non dovrebbe mai accadere sul posto di lavoro» ha detto il cardinale Severino Poletto, nell'omelia. «Deve emergere nella coscienza di tutti un impegno serio e responsabile: mai più morti come queste, mai più lavoratori dilaniati dal fuoco come questi quattro che abbiamo portato qui in una bara o i tre che ancora stanno lottando nei nostri ospedali per sopravvivere».

10/12/07

ONU. 60 anni di diritti dell'uomo

Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo
(Approvata dall'assemblea delle Nazioni Unite)

Il 10 dicembre 1948, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato e proclamato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il cui testo completo è riportato di seguito. Dopo questa solenne deliberazione, l'Assemblea delle Nazioni Unite diede istruzioni al Segretario Generale di provvedere a diffondere ampiamente questa Dichiarazione e, a tal fine, di pubblicarne e distribuirne il testo non soltanto nelle cinque lingue ufficiali dell'Organizzazione internazionale, ma anche in quante altre lingue fosse possibile usando ogni mezzo a sua disposizione. Il testo ufficiale della Dichiarazione è disponibile nelle lingue ufficiali delle Nazioni Unite, cioé cinese, francese, inglese, russo e spagnolo.

Preambolo

Considerando che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti eguali e inalienabili costituisce il fondamento della libertà, della pace e della giustizia nel mondo;
Considerando che il non riconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno condotto ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani saranno liberi di parlare e di credere, liberati dal terrore e dalla miseria, è stato proclamato come l'aspirazione più alta dell'uomo;
Considerando che i diritti dell'uomo siano protetti da un regime di diritto per cui l'uomo non sia mai costretto, in supremo ricorso, alla rivolta contro la tirannia e l'oppressione;
Considerando che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni;
Considerando che nella Carta dei popoli le Nazioni Unite hanno proclamato di nuovo la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne, e che si sono dichiarati decisi a favorire il progresso sociale e a instaurare le migliori condizioni di vita nella libertà più grande;
Considerando che gli Stati-Membri si sono impegnati ad assicurare, in cooperazione con l'Organizzazione delle Nazioni Unite, il rispetto universale ed effettivo dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;
Considerando che una concezione comune di questi diritti di libertà è della massima importanza per assolvere pienamente a tale impegno;
L'Assemblea generale proclama la presente Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo come l'ideale comune da raggiungere da tutti i popoli e da tutte le nazioni affinché tutti gli individui e tutti gli organi della società, tenendo sempre presente allo spirito tale dichiarazione, si sforzino, attraverso l'insegnamento e l'educazione, di sviluppare il rispetto di tali diritti e libertà e di assicurarne, attraverso misure progressive di ordine nazionale e internazionale, il riconoscimento e la applicazione universale ed effettiva, sia fra le popolazioni degli Stati-Membri stessi, sia fra quelle dei territori riposti sotto la loro giurisdizione.

22/11/07

«Hanno usato i nostri figli come cavie umane».

Giornata mondiale dell'infanzia Nigeria, sperimentazione killer. I bimbi africani vittime di Big Pharma. Nel 1996, la casa farmaceutica Pfizer è andata nel nord della Nigeria per testare un nuovo farmaco su 200 bambini malati di meningite. Undici sono morti, molti altri hanno subito danni permanenti. Dopo undici anni, il governo di Abuja ha fatto causa all'azienda Usa. Che si difende: «Siamo andati lì solo per fare del bene»
Stefano Liberti
Kano (Nigeria)


«Lo hanno preso e chiuso in una stanza. Gli hanno dato quel farmaco e me lo hanno ridotto in queste condizioni». Mustapha Mohammed ancora si infervora quando pensa a quei giorni terribili di undici anni fa. La sua città era in preda a una spaventosa epidemia di meningite. Uomini, donne e bambini si ammalavano e morivano come mosche. Una mattina suo figlio Anas, che all'epoca aveva tre anni, ha accusato i sintomi della malattia. Lui lo ha portato immediatamente all'ospedale. «Lì, c'erano quei medici bianchi», ricorda furente Mohammed. «Mi hanno detto che lo avrebbero curato e lo hanno chiuso in una stanza. Da allora, è così: ha mantenuto lo sviluppo mentale di un bambino». Siamo a Kano, nel nord della Nigeria, in un quartiere anonimo incuneato tra strade polverose al centro delle quali scorre a cielo aperto lo scolo delle fogne. Accanto al padre, Anas annuisce ma non sembra molto padrone dei suoi pensieri. Ha il volto esile, lo sguardo sperduto, i movimenti rallentati. Parla per monosillabi. Il ragazzo, che ora ha quattordici anni, ha il non invidiabile record di essere stato il primo ad essere stato arruolato per il test sperimentale di un farmaco - il Trovafloxacin, più comunemente detto Trovan - per il quale la casa farmaceutica statunitense Pfizer cercava l'autorizzazione da parte della Food and Drug Administration (Fda). Un test che, secondo i parenti dei bambini coinvolti, è stato condotto con l'inganno, senza fornire la minima informazione e senza ottenere quindi il necessario consenso informato.Un farmaco da un miliardo di dollari È il 1996. L'epidemia di meningite infuria a Kano, trascinando panico e morte. Gli ospedali sono presi d'assalto. I morti sono più di 10mila; le persone infettate circa 100mila. Questa ecatombe non trova grande spazio sulla stampa occidentale. Ma la notizia raccoglie un qualche interesse negli uffici della Pfizer. La situazione rappresenta un'occasione d'oro per sperimentare il Trovan, un farmaco il cui potenziale valore di mercato è stimato intorno al miliardo di dollari. I responsabili dell'azienda decidono di cogliere la palla al balzo: tra i possibili usi terapeutici del medicinale c'è anche la cura della meningite. Viene organizzato in fretta e furia un team: un aereo charter è spedito a Kano e, pochi giorni dopo, la sperimentazione ha inizio. I medici della Pfizer isolano un reparto dell'Infectious Disease Hospital (Idh) della cittadina nigeriana, l'ospedale in cui si concentrano i pazienti e vengono fornite le cure da medici statali e da un'équipe di Medici senza frontiere. Selezionano duecento bambini per il test. A cento danno il Trovan, agli altri un antibiotico approvato a livello internazionale. Alla fine del test, 11 bambini muoiono; molti altri subiscono malformazioni permanenti. Difficile dire se il nuovo farmaco - o la mancata somministrazione di un antibiotico di tipo classico - abbia avuto un ruolo attivo in questo disastro. Ma sta di fatto che, dopo la sperimentazione, la Fda consente la somministrazione del Trovan solo agli adulti, prima di restringerne pesantemente l'uso. In Europa il Trovan non riceverà mai l'autorizzazione di vendita. Alla fine, la Pfizer lo ritirerà dal mercato mondiale. «Finalità umanitarie»La vicenda rimane sepolta per alcuni anni, ignorata sia all'opinione pubblica nigeriana che dai pazienti coinvolti. Finché, nel 2001, grazie alla ricostruzione di un giornalista del Washington Post, diventa di dominio pubblico. L'articolo del quotidiano statunitense suscita un polverone a Kano: i parenti dei bimbi morti o rimasti deformi protestano. Accusano la casa farmaceutica di averli ingannati. Intentano una causa contro la Pfizer. Quest'ultima ribatte che i suoi ricercatori sono andati in Nigeria solo con finalità umanitarie «per combattere l'epidemia». Sotto la pressione dell'opinione pubblica, il governo nigeriano affida un'inchiesta a un gruppo di esperti medici. Il team produce un rapporto, che punta l'indice contro l'azienda. Gli esperti affermano che la casa farmaceutica non ha mai ottenuto l'autorizzazione dal governo nigeriano per condurre le sperimentazioni. Il test - sostiene il documento - «è stato un chiaro caso di sfruttamento dell'ignoranza». La commissione conclude dicendo che la Pfizer ha violato la legge nigeriana, la dichiarazione di Helsinki sui principi etici nella ricerca medica e la convenzione delle Nazioni unite per i diritti del bambino. Gli esperti raccomandano che la Pfizer venga «adeguatamente sanzionata». Ma nulla accade. Il rapporto è insabbiato. La causa intentata dai parenti delle vittime contro la Pfizer non ha seguito. «Troppa gente potente era coinvolta in quella storia. Probabilmente dalle alte sfere si è deciso di non intervenire», sostiene Ismayl Zubairi, un politico di Kano che nel 1996 lavorava all'Idh come infermiere. «La Nigeria è un paese estremamente corrotto. E poi all'epoca c'era una dittatura militare. È possibile che la Pfizer abbia ottenuto le autorizzazioni dal governo. Ma io ero là e di una cosa sono sicuro: non hanno mai informato i pazienti».Zubairi, che ha anche perso un fratello nel test della Pfizer, non ha alcun dubbio. A distanza di undici anni, non ha dimenticato quei giorni. «Mio fratello ha preso quel farmaco. Poi ha perso l'uso delle gambe. Infine, dopo tre giorni, è morto. Tutti i bambini coinvolti nel test della Pfizer hanno accusato effetti collaterali simili». Il suo racconto riecheggia quello di decine di altri genitori che hanno visto i propri figli morire, diventare storpi o sordomuti. O più semplicemente trasformarsi in vegetali, come Firdausi Madaki. La ragazza - un volto inerme dietro un paio di occhi privi di espressione - ha dodici anni. Ne aveva appena uno quando si è ammalata di meningite e la madre l'ha portata all'Idh, dove è stata presa in cura da «quei medici bianchi». Incapace di muoversi, di parlare, persino di bere o mangiare da sola, oggi trascorre le sue giornate nel cortile della misera casa dei genitori, sbattuta su una stuoia. Non riesce neanche a coordinare i movimenti delle mani per scacciare i nugoli di mosche che le si ammassano sul volto. La madre Abu ha lo sguardo tenace, ma quando pensa a questa figlia senza futuro non riesce a trattenere le lacrime. «Che posso fare? Anche i miei parenti mi hanno abbandonato. Spendo tutto quello che ho per il mantenimento di mia figlia. E poi, che ne sarà di lei? Che vita potrà mai avere?», dice tra i singhiozzi.Il processo ha inizioDopo undici anni, nel maggio scorso il governo federale nigeriano e il governo dello stato di Kano hanno deciso di passare all'azione. Hanno citato in giudizio la Pfizer in quattro procedimenti distinti per aver condotto il test senza permesso, chiedendo un risarcimento complessivo di otto miliardi di dollari e mezzo. Ora il processo va avanti, con i tempi della giustizia nigeriana. E i parenti dei bambini morti o malati sperano di ottenere qualche indennizzo.Ma alla causa farmaceutica ostentano tranquillità. «Abbiamo fatto tutto secondo le regole. Abbiamo almeno dodici lettere di autorizzazione da parte delle autorità nigeriane», si giustifica il dottor Jack Watters, responsabile dei test clinici condotti all'estero. Quanto al consenso informato, il dottore è perentorio: «I genitori sono stati debitamente informati delle caratteristiche del test e hanno dato la loro approvazione. Posso solo immaginarmi che non lo ricordano perché, in una situazione come quella, in cui i loro figli gli stavano morendo tra le braccia, erano probabilmente sottoposti a uno stress gigantesco». (fonte: Il Manifesto)

08/11/07

Berlusconi...il finto smemorato!

"Non c'è mai stato un editto bulgaro né ho mai detto che questi signori non dovevano fare televisione": con queste parole Silvio Berlusconi, dopo la morte di Enzo Biagi, torna sulle accuse di aver cacciato - quando era la governo - il grande giornalista dalla tv pubblica.

Berlusconi: "L'uso che Biagi, Santoro, ... come si chiama quell'altro ... Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga" (Sofia il 18 aprile 2002).

VERGOGNA!!!

05/11/07

PENA DI MORTE. ONU, DEPOSITATA RISOLUZIONE MORATORIA

1 novembre 2007: il testo della risoluzione sulla moratoria della pena di morte è stato depositato presso la Terza Commissione delle Nazioni Unite da Brasile e Nuova Zelanda, a nome di 72 co-sponsor. La risoluzione esorta gli stati che mantengono la pena di morte a restringere progressivamente le esecuzioni e ridurre il numero dei reati per i quali la pena di morte puo' essere imposta, e a stabilire una moratoria sulle esecuzioni in vista dell'abolizione della pena di morte.Esorta gli stati che hanno abolito la pena di morte a non reintrodurla, chiedendo al Segretario generale Onu di riferire sull'applicazione di questa risoluzione nella 63sima sessione, che si aprira' a New York nel settembre 2008.

Firma on-line su www.nessunotocchicaino.it

16/10/07

Disarmo della popolazione civile in Burundi

L'ultimo decennio di guerra tra le due maggiori componenti etniche del Burundi, i Tutsi e gli Hutu, iniziato nel 1993, ha provocato almeno 300.000 morti ed un milione di sfollati.

Trivignano (Udinese), 5 ottobre 2007


Carissimi amici,

mi trovo in Italia perché sono rientrato mercoledì 26 settembre a causa della morte di mio padre, ottant’anni, con una buona decina di anni di malattia. Si chiamava Luigi.
Prendo l’occasione prima di rientrare il 7 ottobre di dare il via a questa campagna per la raccolta di firme per il disarmo in Burundi. Una campagna che ha già almeno quattro mesi di preparazione ed è nata dopo l’uccisione di Jérôme e Joëlle. Il Burundi ha un’infinità di armi nelle mani dei civili e queste armi servono per continuare le violenze, per continuare le guerre, per continuare a uccidere e con questa campagna vogliamo far pressione sui politici perché continuino a disarmare la popolazione civile e a dare al Paese una stabilità e una speranza non più aleatorie ma reali.
La campagna sarà orchestrata da Elena Patoner, sarà seguita dall’Associazione Spagnolli di Roverto, Trento, che noi ringraziamo fin d’ora. Ha un termine: il 15 dicembre. Ha uno scopo: quello di raccogliere 300.000 firme in Italia, in Burundi e nelle altre parti del mondo. Vi chiediamo un massimo di impegno.
I fogli che trovate nella busta sono: un depliant che spiega le motivazioni della campagna e vi rimanda a un sito internet e a tante altre indicazioni per raggiungere chi organizza e chi raccoglie tutte le firme. Per quelli che sono digiuni di internet, c’è un modulo per raccogliere le firme manualmente. Questo modulo può essere duplicato con fotocopie e dev’essere inviato prima del tempo alle persone di cui troverete le indicazioni.
Vi diamo anche altri indirizzi di persone che possono essere raggiunte sia per spiegazioni, sia per gli invii dei moduli firmati:
- Anna Sabatti – Via Aquileia 56 – 33050 Trivignano Udinese (UD) – cell. 333 3430360 – e-mail:
anna.sabatti@tin.it;
- Francesca De Stefano – Via dei Patriarchi 131 – 33030 Villa Primavera (UD) – cell. 348 7651054 – e-mail:
fradeste81@hotmail.com .
Naturalmente oltre all’Associazione e a questi indirizzi c’è la possibilità di comunicare anche con il Centro di cui conoscete i numeri di telefono, l’indirizzo e-mail e il sito.
Se voi avete dei siti internet potete anche copiare il materiale sulla campagna che trovate sul sito dell’Associazione Spagnolli o su altri siti. E se conoscete giornalisti, personalità o istituzioni siete invitati a farli firmare e a farne più ampia pubblicità possibile.

A nome del Centro e di tutti i burundesi e di tutti quelli che sognano un mondo diverso e disarmato un sentito grazie e un arrivederci.

Claudio

10/09/07

Punto-Guerra

70.000 civili iracheni / 6.347 militari statunitensi / 292 i soldati di altre nazionalità morti dall'inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003).

06/09/07

8 settembre 1943

L'inizio della rinascita dalla barbarie e dall'oppressione nazi-fascista.
L'8 settembre deve essere ricordato e celebrato soprattutto per questa ricorrenza.